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Tarantasius, il nome scelto dai soci che si sono costituiti in gruppo per esercitare l'arte della voga, nasce dalla leggenda tutta lodigiana della presenza di un mitico drago nelle bassure e paludi del fiume Adda che in tempi millenari circondavano la città di Lodi.

E appunto di un drago si tratta, anzi di un "dragon boat", l'imbarcazione che è usata dagli audaci vogatori. Certamente audaci e valenti: sono già due le imprese che nel volgere di pochissimi anni sono state compiute dal gruppo Tarantasius:

il raid LODI - VENEZIA  percorrendo l'Adda, il Po, la laguna veneta, e la successiva partecipazione alla Vogalonga

il raid LODI - SALO' percorrendo l'Adda, il Po, risalendo il Mincio, entrando quindi nel lago di GARDA, raggiungendo Salò, e la partecipazione alla Gardalonga.

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27 maggio 2017

Nuova impresa che il Tarantasius si accinge a tentare: il raid LODI - TRIESTRE

Presentazione e informazioni sull'articolo del quotidiano lodigiano Il Cittadino qui allegato
 

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300 chilometri da Lodi al Garda: Tarantasio sbanca la Gardalonga

9 maggio 2016

In un tempo remoto, narra la leggenda, il drago Tarantasio imperava nel mitico Lago Gerundo, ammorbando l’aria con il suo alito asfissiante e facendo strage di ogni forma di vita che si avvicinasse alle rive. Una fantasia popolare tramandata di generazione in generazione e che, ieri pomeriggio, ha trovato in qualche modo la sua realizzazione. Senza uccidere uomini né impestare l’ambiente, il drago è tornato a dettare legge - sportivamente e pacificamente - sulle acque di un altro lago, il Garda, sede della mitica “Gardalonga”, la tradizionale manifestazione remiera agonistica che ha visto al via un centinaio di imbarcazioni. Tarantasio, la “dragon boat” lodigiana griffata Canottieri Adda, si è infatti piazzata al primo posto nella propria categoria e ottava nella classifica generale.

Un’impresa straordinaria considerato che gli undici membri dell’equipaggio (il capitano e timoniere Gilberto Campelli, il capovoga Paolo Zanoni, l’armatore Marco Viani più Franco Avaldi, Fabio Catufi, Franco Donzelli, Matteo Losi, Vittorio Riccaboni, Mario Spini, Paolo Vinzia e Luca Sangalli, mentre Alfonso Ciccone è rimasto in barca per le prime due tappe) arrivavano da un raid con oltre 300 chilometri sulle spalle, dopo aver navigato per cinque giorni sulle acque di Adda, Po, Mincio e lago di Garda. Il trionfo lodigiano è stato completato dall’oro vinto da un altro lodigiano Giorgio Mariani, alfiere della Canottieri Adda, giunto al primo posto nella canoa fluviale. Tarantasio ha completato il percorso (22,5 chilometri con partenza da Toscolano Maderno e arrivo a Isola del Garda e ritorno a Toscolano) in 2 ore e 26 minuti, tempo inferiore persino a quello registrato dalla dragon boat vincitrice lo scorso anno, nonostante un moto ondoso piuttosto forte e a un fastidioso vento contrario nel primo tratto. 

«Il “drago” ha scoperto il suo spirito agonistico – racconta Mario Spini -. Dopo l’esperienza dello scorso anno, con la partecipazione alla Vogalonga di Venezia, abbiamo aumentato l’allenamento e l’affiatamento tra l’equipaggio, raggiungendo un risultato davvero importante e anche inaspettato».

Al di là del successo, la seconda avventura dei “dragoni” va agli archivi come una nuova, meravigliosa esperienza di vita che ha permesso di scoprire luoghi e paesaggi favolosi, molto diversi dagli squarci naturalistici del Po ammirati nel 2015. Il regista dell’operazione è stato Marco Viani, originario di Salò, città che ha accolto il “drago” con una festa organizzata dalla locale Canottieri a cui ha partecipato anche il presidente lodigiano Beppe Sala. Da non dimenticare inoltre la figura di Maurizio Spelta, driver del mezzo di appoggio, e dei tanti lodigiani che ieri sono arrivati sul Garda per applaudire i loro eroi.

 

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